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 I gioielli del paesaggio

di GIACOMINA FORTUNATI

 

 

Pergola è una cittadina sorta alla confluenza del Fiume Cesano, con il suo maggiore affluente, il Fiume Cinisco. Gli elementi naturali che caratterizzano il suo paesaggio sono il fiume e il massiccio montuoso del Monte Catria da cui il corso d’acqua prende origine a circa 1000 metri di quota. Il Fiume Cesano lambisce la periferia Sud-Est della città, raccoglie le acque del Cinisco e prosegue muovendosi sinuosamente nella valle omonima fino a terminare nel Mar Adriatico in località Cesano nei pressi di Senigallia. Tutto il suo corso ha assunto notevole importanza scientifica per i ritrovamenti di legni fossili restituiti lungo il suo alveo, attualmente allo studio di esperti dell’Università di Urbino.

Da Pergola, in direzione Sud, verso Fabriano si aprono interessanti percorsi lungo valli e dorsali minori dell’Appennino umbro-marchigiano. Usciti dalla cittadina, dopo gli ultimi capannoni che lasciano finalmente spazio alla campagna, la strada raggiungere Bellisio Solfare, sede di una raffineria di zolfo che, insieme a Cabernardi, nel Comune di Sassoferrato, hanno rappresentato un importante polo minerario. Nel Miocene, periodo geologico dell’Era terziaria, mentre il mare, si ritira, per effetto dei fenomeni di sollevamento della catena appenninica, inizia nel territorio tra il comune di Pergola e Sassoferrato la deposizione dei materiali gessosi-solfiferi. I depositi di questa formazione ad andamento sub-verticale sono molto ricchi di zolfo allo stato nativo e nel 1877 inizia l’ intenso sfruttamento industriale. L’attività mineraria caratterizza per decenni l’economia di questi luoghi fino al 1952 quando la Società Montecatini dichiara che l’area mineraria è in via di rapido esaurimento e chiude definitivamente l’attività estrattiva il 5 maggio del 1959. Oggi questo periodo storico rivive grazie all’interesse e all’impegno di figli di minatori nel Museo della Miniera, inaugurato nel 1992, dove sono raccolti minerali e oggetti donati dalle famiglie del posto. Dal 1997 l’Associazione culturale “La Miniera” porta avanti il progetto del Museo ospitato presso i locali dell’ex-scuola media di Cabernardi e la sua attività sta prendendo sempre più vigore dopo l’istituzione del Parco Museo Minerario che abbraccia il territorio di Cabernardi nel Comune di Sassoferrato (AN) e di Perticara nel Comune di Novafeltria (PU). La sua realizzazione offre un itinerario turistico di interesse naturalistico e di archeologia industriale di grande valenza storica e di particolare suggestione.

Per visite e informazioni ci si può rivolgere all’ufficio turistico del Comune di Sassoferrato 0732956231-232 oppure all’Associazione Culturale “ La Miniera” 0732/975013

Da Cabernardi, seguendo le strade interne in un suggestivo paesaggio collinare montano, si sale al Santuario della Madonna del Cerro per poi proseguire fino al bivio con la strada per Monterosso Stazione. Qui c’è spazio sufficiente per lasciare la macchina o, se si preferisce, si può proseguire con il mezzo (meglio se un fuoristrada), salendo la strada sterrata che entra nella boscaglia fino ai primi pascoli sulle pendici sud-orientali di Monte Rotondo, un piccolo rilievo di circa 800metri di quota.

Il taglio della legna da ardere utilizzata anche per la produzione del carbone aveva impoverito il patrimonio boschivo di Monte Rotondo, ma nel 1950, in coincidenza con la crisi del comprensorio minerario sono state finanziate opere di rimboschimento soprattutto a conifere che hanno impegnato i minatori senza più lavoro. Sui versanti, ai boschi di roverella e cerro si succedono quelli di carpino e orniello, ma in quello nord-occidentale si estende un’ampia copertura boschiva di lecci e arbusti di erica. Giunti sulla cima, seguendo un comodo sentiero che s’inerpica sinuoso verso i pascoli in quota, lo sguardo si perde all’orizzonte, seguendo la costa pesarese fino a quella anconetana per salire la Vallesina e, dopo la Gola della Rossa e di Frasassi, perdersi nelle vallate interne tra Sassoferrato e Fabriano con lo sguardo che si proietta fino ai Monti Sibillini.



2- Superato il centro di Bellisio Solfare (314m s.l.m.), versanti aspri e rocciosi, coperti di vegetazione di macchia con arbusti e querceti stringono la valle e ornano lo sperone di roccia su cui sorge il Santuario della Madonna del Sasso. Superato il ponte su cui corre la ferrovia della linea Pergola - Fabriano e attraversato il fiume si prende la direzione per l’Eremo di Fonte Avellana. Un itinerario naturalistico-religioso davvero suggestivo. La strada percorre la Valle del Cesano, limitata quasi sempre da boschi. Si giunge a Poggetto (386m) e dopo due strette svolte si arriva alla località di villeggiatura di Serra Sant’Abbondio ( 536m). Superato il centro si va a sinistra verso Fonte Avellana. La strada attraversa la valle stretta e tortuosa, il verde intenso dei versanti coperti di fitti boschi la fiancheggia mentre, a sinistra, le acque vivaci del torrente scendono rompendo l’austero silenzio. A circa 680 metri, ai piedi della rocciosa fiancata orientale del Monte Catria, si incontra l’Eremo di Fonte Avellana che ospita la comunità dei monaci Camaldolesi. Una maestosa costruzione circondata da una natura vigorosa che si esprime con i boschi compatti di alti ed eleganti faggi. Proprio per la solennità del luogo, un incontro ben riuscito tra natura, storia e cultura religiosa, dove il 18 maggio del 1996 veniva firmata dalle autorità regionali delle Marche “La carta di Fonte Avellana”, un documento che sancisce principi e intenti rivolti alla valorizzazione della storia e della cultura appenninica. La comunità religiosa accoglie i visitatori che possono rifocillarsi nel punto ristoro e presso il punto vendita acquistare i prodotti erboristici dei religiosi. Dalla comoda sosta all’eremo si possono iniziare, a piedi, brevi e riposanti passeggiate nei sentieri del bosco, accompagnati dai profumi delle erbe aromatiche, tra scoiattoli vivaci e laboriosi, gracchianti ghiandaie e più freschi cinguettii di cince. In macchina si supera il convento seguendo la strada ancora asfaltata che sale tortuosa facendosi stretta e sterrata fino ai pascoli sommitali del Monte Catria. Il percorso molto tortuoso s’inerpica attraverso il bosco dominato da maestosi faggi che coprono i ripidi versanti. Dopo un dislivello di quasi 1000 metri si arriva ai primi pascoli montani che offrono uno spettacolo unico con le fioriture della tarda primavera e l’orizzonte che spazia tra i territori del pesarese fino a quelli umbri.



3- Tornati indietro fino a riprendere la direzione Pergola-Fabriano si arriva alla periferia di Sassoferrato e al bivio, sulla destra, si prende la direzione per la piccola frazione di Montelago a circa 700 metri di quota. La strada sale sinuosa verso il nucleo abitato aprendo scorci panoramici verso il confinante paesaggio umbro. I versanti sono coperti quasi uniformemente da verdi boschi interrotti da piccole radure con poche case, vecchie chiesette o antichi eremi.

In macchina si supera il paese di Montelago per salire fino all’area di sosta in prossimità del recinto, di proprietà provinciale, che ospita daini e caprioli. Poco più avanti si incontra sulla destra l’ingresso ai sentieri del Monte della Strega, che s’incrociano con quelli del Parco Regionale del Monte Cucco. Questa rete di sentieri è in fase di allestimento ed è stata finanziata dalla Regione Marche e dal Ministero delle attività produttive. Il sentiero S1 attraversa la radura di Poggio Prato tondo, incontra in due punti i percorsi umbri e sale fino ai pascoli di Monte della Strega, arrivando fino alla cima dove è collocata una croce di metallo a quota 1276 metri. Un ottimo punto panoramico che lascia scoprire la sottostante vallata di Sassoferrato e la lontana Vallesina, fino al mare. Da qui si può scegliere di tornare indietro oppure di proseguire verso la sella del Monte La Penna e, aggirati gli speroni rocciosi, scendere fino a raggiungere la strada provinciale all’inizio del paese. A circa metà del primo tratto del sentiero S1 inizia il sentiero S2, che, attraversato il bosco, si perde nel prato-pascolo, dove crescono carline e funghi non tutti commestibili, e riprende fino a congiungersi con la strada provinciale dopo aver superata l’area delle Fonti. Un terzo sentiero S3 inizia dalla piazza di Montelago, supera la vecchia fonte, attraversa il fosso del Rio del Lago e prosegue fino alla strada della Gola della Scheggia, nei pressi dell’Eremo di Sant’Emiliano in territorio umbro. I servizi del piccolo ristorante a conduzione familiare, al centro del paese saprà quietare quel “frizzante” appetito che solo la montagna sa dare. Si potranno assaggiare le specialità gastronomiche del luogo con le patate di Montelago e le saporite carni del bestiame allevato nei pascoli montani. I simpatici abitanti, aperti e socievoli, sapranno intrattenervi raccontando leggende, aneddoti, tradizioni e le loro storie di migranti.



4- Tornati a Sassoferrato il viaggio prosegue a sinistra in direzione Genga. Dal piccolo nucleo urbano si prosegue per arrivare dopo qualche chilometro al suggestivo ingresso dell’area protetta di Valle Scappuccia. Dall’atrio scavato dal torrente nella roccia ancora stillicidiosa, dopo pochi metri, si entra nel luminoso e suggestivo paesaggio della Valle. Guglie rocciose orlano il versante nord, qua e là coperte da cespugli di leccio e altre specie tipicamente mediterranee. Il bosco ceduo che copre la valle, rispetto all’esposizione dei versanti dominato da orniello, carpino nero e qualche faggio, o da lecci e roverella. Degna di segnalazione è la presenza di Ephedra major una specie cespugliosa relitta dell’Era terziaria, che vive sulle pareti rocciose.

Da Genga si riprende la strada principale verso S. Vittore delle Chiuse, guidati dal percorso del Fiume Sentino, fino alla Gola di Frasassi. Per osservare il rupestre paesaggio della Gola si percorre a piedi il sentiero della Beata Vergine di Frasassi che inizia dalla strada con un ampio spazio lastricato. Punti di osservazione si affacciano sul fiume sottostante e sulle pareti rocciose quasi verticali qua e là coperte da cespugli di leccio e terebinto. Il percorso termina all’ingresso della vasta cavità che ospita il tempietto costruito su disegno del Valadier. Le pareti interne della grotta ospitano comunità di pipistrelli, mentre all’esterno tra le fessure delle rocce crescono i lassi cespugli della moehringia papulosa, considerata per la sua ecologia una pianta relitta.

Superata la gola di Frasassi, dopo la visita alle più note grotte turistiche omonime, si continua il percorso nel territorio del Parco della Gola della Rossa e di Frasassi. salendo la panoramica per Castelletta. Questo caratteristico castello appenninico è sede del vivace Centro di Educazione Ambientale. Il museo allestito nelle sue sale ospita raccolte di rocce, fossili e campioni di fauna locale. Il personale del Centro è disponibile a guidare i gruppi lungo agevoli passeggiate verso il Monte Revellone che domina il paese. Tornando indietro si può proseguire in direzione Fabriano.





5- La Valle del Giano

Da Sassoferrato, superata l’area degli scavi dell’antica Sentinum si continua a percorre la SS Arceviese fino ad arrivare a Fabriano, una città operosa ricca di tanti artisti del passato e moderni. Da Allegretto di Nuzio, Gentile da Fabriano, Antonio da Fabriano, ai moderni Ruggeri, Mannucci, Uncini, agli artistiti della carta filigranata, Cirotti, Bellocci, Brozzesi, i Librari, Filomena e Casoni. Una città che cresce industriosa intorno al nucleo storico, in uno spazio che si sta facendo sempre più piccolo per la forte espansione edilizia. Uscendo dal centro urbano in direzione Roma, dopo pochi chilometri si incontra la deviazione per la piccola frazione di Valleremita nota per essere sede della prima Aula Verde della Regione Marche, riconosciuta nel 1995 Centro di Educazione Ambientale. Il Centro gestito dalla locale Associazione Appennino Valleremita mette a disposizione, su prenotazione, guide naturalistiche per le scolaresche e per escursionisti di tutte le età. Il Centro visite collocato nella piazza del paese dispone di un museo che espone fauna e flora del luogo, un laboratorio scientifico attrezzato per osservazioni al microscopio ottico, di un’aula per lezioni con audiovisivi. La piazza del paese è il punto di partenza per dirigersi verso il sentiero dell’Aula Verde. Superate le ultime case, la strada entra nella stretta Valle di Valdisasso limitata ai lati dai versanti del Monte Rogedano a destra e dal Monte Puro e Monte Alto a sinistra. I loro versanti sono coperti da un bosco misto, governato a ceduo, di carpino e orniello, ai quali si accompagnano aceri, tigli, olmi e agrifogli. A circa 500 metri in prossimità dell’Eremo di Santa Maria di Valdisasso, il bosco si arricchisce di faggi secolari, che trovano nella stretta valle le condizioni climatiche adatte alle loro esigenze ecologiche riuscendo a vivere a quote basse rispetto alla loro naturale distribuzione. Sui versanti più soleggiati e in corrispondenza delle balze rocciose di maiolica è presente un gruppo di piante tipiche della vegetazione mediterranea come il leccio e l’alloro. Il sottobosco offre bellissime fioriture di bucaneve e scilla all’inizio della primavera e un succedersi di fioriture di viole, primule, ciclamini, orchidee, olivelle, erba trinità e l’erba stella fino alla tarda estate. Nei pressi dell’Eremo sgorga dalle rocce ricoperte di verdi muschi una sorgente d’acqua. Il sentiero prosegue sulla stradina che s’inerpica sassosa fino alla sommità del Monte Rogedano (917m), noto per l’ampia ed estesa superficie sommitale quasi pianeggiante coperta da ricchi pascoli con profumate e colorate fioriture primaverili.

Per visite guidate contattare l’Aula Verde Tel. 0732/72328

Da Valleremita si torna sulla S.S.76 in direzione Roma e, alla rotatoria, si prende la strada per Cancelli, altra piccola frazione del Comune di Fabriano. Al bivio, all’ingresso del paese, prendendo la direzione a destra si supera il monumento ai caduti e all’altezza dell’unico Bar di Cancelli si prende la strada a sinistra e si inizia una lunga passeggiata a piedi tra coltivi, prati e campi incolti.

Si arriva al ponte che fa superare il torrente e davanti agli occhi silenziosi appaiono i tristi ruderi, dell’ Abbazia di Santa Maria d’Appennino (anno 1000), antica testimonianza della fiorente e incisiva opera del Monachesimo benedettino. E’ il frizzante passaggio delle fresche acque del Torrente Giano, che aiuta a cancellare l’immagine e la testimonianza di una ennesima colpevole incuria. Mentre si sale verso la sorgente il verde del bosco a sinistra e delle sponde del Torrente a destra ci avvolge. Querce, ornielli, aceri, cespugli di salice rosso, alberi di salice bianco e gli arbusti di biancospino, prugnolo, sanguinella, evonimo e ligustro sostengono le specie lianose del luppolo e della vitalba. L’acqua che scende come a scorrere su lievi gradini ci guida a scoprire lo spettacolo della cascata appena sotto la sorgente. Un salto di circa 60 metri, su rocce coperte di muschio i cui rametti sono imprigionati pian piano dal calcare depositato dalle acque che scorrono veloci, rende spettacolare e suggestivo l’ambiente. Tornando indietro fino al bivio, lasciato prima all’ingresso del paese, si prende la direzione per Campodonico. La strada guida all’interno della valle delimitata dai versanti di Monte Maggio (1361m), Monte Serra Santa (1423m), Monte Penna (1432m), al confine con la regione Umbria, e quelli marchigiani di Monte Rogedano (917m), Monte Purillo (1108m) Monte Gioco del Pallone (1227m), coperti da boschi cedui che fanno da cornice ai piccoli centri di Cacciano e Serradica, e sale fino al valico a circa 700 metri.. per immettersi nella più ampia vallata di Campodonico i cui corsi d’acqua costituiscono parte del bacino di alimentazione del Fiume Potenza.

Il castello di Belvedere, la cui edilizia è stata quasi interamente recuperata dopo le gravi conseguenze del terremoto del 26 settembre 1997 e Campodonico sono gli ultimi insediamenti urbani della provincia di Ancona. Continuando il viaggio si incontra la deviazione per raggiungere il complesso restaurato dell’antica Abbazia di S. Biagio in Caprile, oggi sede di un accogliente ostello, ottimo ricovero per una sosta salutare e distensiva nella quiete dei boschi di Monte Maggio e dei pascoli di Trofigno e Lentino, immersi in una natura generosa e ricca di profunate fioriture di elicriso, santoreggia, timo, orchidee e gustosi frutti, mentre gheppi e poiane disegnano nell’aria i loro voli di caccia.



6-La Valle del Potenza

Superato Campodonico si attraversa la depressione della Valle di Salmaregia segnata dal percorso del Fosso Rio Vene che al Bivio Ercole unisce le sue acque a quelle del Fiume Potenza proveniente dal versante nord-orientale del Monte Pennino. Il corso d’acqua scorre parallelo alla strada “Prolaquense” (S.S.361) e si dirige verso Spindoli, Fiuminata e Pioraco, centri della provincia di Macerata. Le sue sponde sono ornate da grandi salici bianchi che espandono le loro chiome tra gli affusolati pioppi cipressini. La piana valliva, un tempo inondata, è stata recuperata all’uso agricolo e l’alveo contenuto entro argini artificiali. La vallata si chiude con le pareti rocciose della Gola che prende il nome dal centro urbano di Pioraco. Proprio dalla piazza del paese sotto il Ponte Marmone, alla confluenza tra il Fiume Potenza e il Torrente Scarsito, inizia il breve ma suggestivo percorso dentro la Gola di Pioraco, scavata tra i calcari del Monte Gemmo e del Monte Primo. L’ambiente fresco e umido favorisce lo sviluppo di felci, muschi ed epatiche che ricoprono i massi affondati nel letto del fiume. Le pareti rocciose sono coperte da arbusti di leccio e di bosso, mentre la parte alta dei versanti è coperta da boschi cedui di carpino nero, orniello, nocciolo, aceri, maggiociondolo, coronilla, e biancospino. Il canto di cince, pettirossi, merli, picchi risuona nel bosco che ospita faine, scoiattoli e cinghiali. Sulle praterie semi-pianeggianti della sommità dei rilievi, buoi e cavalli si nutrono del ricco manto erboso, mentre austera e silenziosa volteggia elegante l’aquila reale. Seguendo, invece, il corso del torrente Scarzito si arriva alla Valle della Scurosa, una valle chiusa, “vestita” di boschi di faggio dalle ampie chiome ombrose e grandi cespugli agrifoglio. Sugli speroni di roccia dei versanti che la orlano nidifica l’aquila reale.



7-Superata la Gola di Pioraco, il Fiume Potenza attraversa la più ampia vallata della sinclinale di Camerino, lambisce il centro urbano di Castelraimondo e di Selvalagli di Gagliole, dirigendosi verso San Severino Marche. In questo tratto il fiume attraversa i territori della Dorsale marchigiana interna e lungo la strada che gli corre accanto si aprono i percorsi della Valle dell’Elce e della Valle dei Grilli

La Valle di Sant’Eustacchio o Valle dei Grilli, è solcata dalle acque del Torrente Sant’Eustacchio affluente di destra del Fiume Potenza. La valle, stretta e suggestiva, per la varietà floristica e vegetazionale simile alla Valle dell’Elce si arricchisce, verso l’interno, di lembi boschivi di nocciolo e carpino bianco. Le grotte naturali incassate nel calcare massiccio, in prossimità della Gola di Sant’Eustacchio, sono state utilizzate per l’estrazione della pietra da costruzione già al tempo dei Romani. In epoca preistorica l’area doveva essere attraversata da una strada utilizzata dai popoli che, risalendo lungo le Valli del Chienti e del Potenza si spostavano dal Mare Adriatico verso le zone montane interne, come testimoniato dal ritrovamento di un sito preistorico nei pressi di Torre Beregna. La stradina che percorre la Valle doveva essere nel periodo medievale molto transitata perché rappresentava la via più breve dalla Marca a Camerino, sfruttata come direttrice commerciale per il trasporto di legname, carbone e calce. Un ruolo importante nella storia di questi luoghi è quello dell’Abbazia di Sant’Eustacchio costruita dai Monaci benedettini in fasi successive tra XI e il XIII secolo.

Dalla strada principale proseguendo verso San Severino Marche, superato il centro di Castelraimondo, si incontra Selvalagli e da qui si prende la direzione a sinistra per Gagliole, comune del maceratese che si sviluppa sui contrafforti della Dorsale marchigiana interna. Il Comune ospita il Centro di Educazione Ambientale della Comunità Montana Alte Valli del Potenza e dell’Esino e vanta un piccolo ma interessante Museo gestito dalla Fondazione Oppelide. Le sue ricche collezioni si riferiscono a fossili, rocce e minerali provenienti da diverse parti del mondo con una sezione dedicata alla stratigrafia e alla paleontologia del luogo. Dalla piazza esterna alle mura, dove è sistemata la sede del Comune, iniziano due percorsi, quello dei Prati di Gagliole e quello della Valle dell’Elce che si incontra dopo un chilometro di percorso comune. Il primo può essere fatto anche in macchina fino ad arrivare su un’ampia zona chiusa al passaggio delle auto. Piccole “gobbe” e modeste depressioni movimentano la sommità del rilievo. Ai margini l’area è limitata dai boschi che salgono dai versanti con qualche tratto rimboschito a conifere. Gli estesi e generosi pascoli sono la dimora estiva per i bovini lasciati allo stato brado. Le erbe del pascolo e le ricche fioriture primaverili inebriano l’aria con i loro profumi. Ginepri, noccioli, biancospini, rendono l’ambiente ospitale a cince, usignolo, verdoni, pettirossi, cardellini, gufi poiane, gheppi, civette e barbagianni.

Il secondo percorso, quello della Valle dell’Elce si percorre a piedi. Il sentiero si snoda quasi interamente nel Comune di Gagliole, è attraversato dal Fosso omonimo della Valle, alimentato dalle acque che scendono dal Monte Lavacelli (986m), Monte Mazzolare (986m), Monte Faeto (886m) e Monte Pormicio (843m). I versanti dei rilievi a tratti movimentati da balze rocciose sono coperti da un manto forestale di leccio, carpino nero, orniello e roverella. Nel fondovalle, in corrispondenza dei settori rocciosi più freschi ed ombrosi, tappeti di felci si alternano a tappeti di pervinca nei luoghi più pianeggianti, intricati con cespugli di sanguinella, corniolo e rovi. Nei pressi della Valle si trovano costruzioni di interesse storico come la Rocca Varano di Gagliole fatta costruire dai Da Varano Signori di Camerino e l’Eremo benedettino di Santa Maria delle Macchie.

Tanti altri gioielli sono racchiusi in questo paesaggio di media montagna, l’itinerario descritto tocca mete conosciute altre inedite come mete turistiche, ma non completano l’orizzonte dei percorsi offerti, si lascia al visitatore il gusto di scoprire!.


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