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 Le Terre del Gentile > Monastero di Fonte Avellana > Frontone

Proseguendo il cammino da Pergola in direzione Cagli _SS 3 Flaminia, dopo 12 km. si giungerà alla cittadina di Frontone, incastonata tra le pendici della dorsale appenninica. Situato al confine fra Marche ed Umbria, il comune di Frontone è noto come la 'Svizzera delle Marche' per il suo clima salubre e la temperatura mite. Posto a 450 metri di altitudine e popolato da circa 1300 abit., sovrastato dall'antico borgo e dal castello opera di Francesco di Giorgio Martini, Frontone è il luogo ideale per una vacanza a contatto con l'ambiente. Il territorio racchiude le imponenti vette del Monte Catria e del Monte Acuto oltre a numerose aree di interesse naturalistico. Il tutto accompagnato dai gustosi e genuini piatti che i ristoranti e le trattorie frontonesi sanno ancora preparare, come la crescia con il prosciutto o le tagliatelle ai funghi porcini.
Situato tra gli antichissimi centri di Cagli, Luceoli, Gubbio, Todino, Sentino e Suasa, il territorio fu certamente abitato fin dai tempi più remoti. Umbri, Piceni, Galli, Romani (295 a.c.), Longobardi e Franchi si susseguirono nel corso dei secoli nel possesso della regione. Ma la storia di Frontone è legata soprattutto a quella del suo Castello, conteso da principi e guerrieri per il domino delle contrade circostanti e che oggi rappresenta uno dei più chiari esempi di architettura militare dell’XI sec. Il documento più antico che riguarda Frontone risale al 1072; si tratta di un placito di Beatrice e Matilde di Canossa concesso al Priore di Fonte Avellana Damiano, con il quale si proibiva di arrecare danni ai beni avellaniti. Del Castello invece, si hanno notizie in scritti, fino dal 1081. Frontone per lunghi periodi, dovette sottostare alla giurisdizione di Cagli prima e di Gubbio poi. Successivamente, spodestata la signoria di Guidantonio da Urbino, Frontone si inserisce per oltre un secolo nella storia dell’illustre famiglia dei Montefeltro e di quella dei Della Rovere, che le succedette nel possesso del Ducato di Urbino. Nel 1631 il territorio passa allo Stato Pontificio, al quale rimane legato fino al 1860 quando passa, come tutte le Marche, al Regno d’Italia dei Savoia. Durante il periodo fascista (1928_1944) il Comune di Frontone è unito al Comune di Serra S. Abbondio e prende la denominazione di Frontone_Serra. La sede del Municipio viene spostata dal Castello alla borgata adiacente la stazione ferroviaria (costruita nel 1898 e distrutta alla fine della Seconda Guerra Mondiale dalle truppe tedesche in ritirata). E’ in questa zona, che da allora, si sviluppa il centro cittadino con il trasferimento e la realizzazione di nuovi servizi quali le scuole, la posta, gli impianti sportivi etc.
Nella terza decade di Maggio, con la rassegna Sapori e Profumi di Primavera, la città di Frontone inaugura la stagione delle manifestazioni culturali, enogastronomiche, sportive, per concludere nei mesi di dicembre-gennaio, con i classici mercatini di Natale.

Il comune di Frontone è all’estremità della Provincia di Pesaro e Urbino, sul confine tra Marche e Umbria. Per la posizione particolare e il clima mite il paese è anche denominato “la piccola Svizzera delle Marche”. Il centro ha origini antiche, reperti archeologici infatti attestano che il territorio fu abitato già dal 295 a.C. da Umbri, Galli e Romani. Ma l’intera storia di Frontone è legata al Castello, uno degli esempi maggiori di architettura militare del sec. XI: era un possedimento dei Montefeltro, poi nel 1445 fu quasi sequestrato da parte di Sigismondo Malatesta di Rimini; il duca Federico decise così di potenziarne il sistema difensivo grazie al prezioso aiuto di Francesco di Giorgio Martini. Oltre che dalla rocca il paesaggio è dominato da due cime importanti, il Monte Catria (1702 m.) e il Monte Acuto (1688 m.), di grande ricchezza naturalistica, con rifugi (dieci in tutto il massiccio) e sentieri caratteristici e differenti per vegetazione e tipologia, come gli antichi tracciati percorsi da boscaioli e carbonai. Qui si può comprendere la storia degli abitanti: poveri, ma rispettosi dell’ambiente, che traevano sostentamento dalla montagna senza però alterarne gli equilibri. Nel periodo autunnale, nelle giornate dal tiepido sole, si possono osservare i colori vivaci che regnano nei prati e nei colli. In inverno il paesaggio è sommerso dalla neve: in questi mesi dall’atmosfera rarefatta, come sospesa nel tempo ed ovattata nel bianco, ci si scaldava ogni giorno con minestre calde, spesso impreziosite dai doni di questi boschi, sapientemente conservati.

Millenni di civiltà rurale sono stati contraddistinti da mense “frugali” (da “fruges”, frutti della terra) con sostanziose e sazianti minestre di cereali bolliti: per gli antichi romani fieramente agresti erano le nobili “pultes” di farro, che nel Medioevo hanno conosciuto anche il miglio ed il grano iniziandosi via via a chiamare polente, per percorsi linguistici paralleli a quelli alimentari, che hanno ad esempio consacrato un cereale venuto da terre lontane divise da un oceano. Nei “Promessi Sposi”, romanzo “nazionale” anche perché racconta ricorrenti vicissitudini nel passato del nostro paese, si può ricordare l’episodio della piccola “luna” bigia scodellata tra grandissimi vapori (nella cena a casa di Tonio, amico del protagonista Renzo). E’ la memoria di polente serali, simbolo delle povere refezioni contadine ordinarie, e quindi pasto per antonomasia degli italiani per secoli.


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