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 FABRIANO - INQUADRO Personale di Luigi Cioli
Galleria delle Arti
dal 09 giugno 2018 al 01 luglio 2018
Mostra: Luigi Cioli
Titolo: INQUADRO
Inaugurazione: Venerdì 9 Giugnio 2018, ore 17:00
Durata: 9 Giugno – 1 Luglio 2018
Presentazione catalogo: Venerdì 9 Giugno 2018, ore 18:00
Sede: Galleria delle Arti – via Vincenzo Gioberti 9 – 60044 Fabriano (AN)
Orari di galleria: dal Martedì al Venerdì 17:00/19:30, Sabato e Domenica 10:00/13:00 e 17/19:30
Ingresso gratuito

“Percorso/Plurimo/Luce” di Fabio Marcelli
Luigi Cioli, torna a vivere una mostra “personale” dopo quattro anni.
Torna ad allestirla nella sua Fabriano, che ha già salutato altre due esposizioni fortunate e decisive del suo viaggio nell’arte: “Anima Nuda” (2014) e “Assolutamente Carta” (2010/2011). Quest’ultima, particolarmente felice, perché ci ha svelato anche un talentuoso interprete della “materia” che ha reso celebre Fabriano nel mondo.
In questi anni di meditazione appassionata, che Luigi ha dedicato nel licenziare le opere inedite che oggi dona al nostro sguardo, ha scritto pagine di pittura liriche e vibranti.
La sua lettura della forma, lo studio della composizione, la riflessione sul dettaglio, ha la fisionomia di una sublime (segreta) amalgama di emozioni, luce e colore. Nelle aggregazioni di forme e materia, come nelle virtuose distensioni di colore, complice una luce mai doma, inafferrabile, anaspaziale, Luigi sfida i limiti della stessa pratica tecnica, “scavando” la pelle del quadro con un gesto pittorico potente.
È sorprendente, osservando questa mostra, l’adesione empatica, stilistica e culturale di Luigi Cioli al creato visionario di Emilio Vedova (Venezia 1919 - 2006).
Per questa nota, che vuole essere un omaggio all’artista, all’uomo e all’amico, ho perciò scelto il titolo della sconvolgente installazione di raccordo fra i tre corpi del padiglione italiano all’Expo di Montreal del 1967, licenziata dal genio veneziano: Percorso Plurimo [di] Luce, infatti, è l’itinerario inesausto, disgregato, liquefatto, attraverso il quale Luigi esplora le sue “accanite aggregazioni e le sue ostinate perdizioni”.
Come ha scritto Emilio Vedova (1984): “Dipingere vuol dire trovarsi sempre senza fissa dimora, con i diavoli alle spalle che spingono avanti la tua mano, il tuo braccio, tutto il tuo corpo. Chissà che cosa si registra alla fine sulla tela: sgorbi, lava, sesso, impossibilità, sbarre, segni … un territorio imprendibile che mi cambia in continuazione davanti agli occhi come fosse abitato da un animismo tremendo”.

“Come le rose” di Claudio Schiavoni
A volte le parole sono come le rose ne rimangono di loro solo il profumo, perché sappiamo che prima o poi sfioriranno, ma che poi fioriranno, così è nell’arte.
Quando l’anima accarezza l’opera, essa diverrà preghiera, e i colori saranno come grani colorati. Nell’artista pervade l’odore d’incenso con le sue cattedrali piene di luce; dalla materia alla spiritualità e alla elevazione di sé. Non più sferzate di colore dirompente anche se non sempre taciuto. Non c’è grido né dolore nelle sue opere. L’artista si estende in un abbraccio alla pittura è “sete da dissetare”. Le sue opere sono “incise” da macro o micro segni e a volte si distendono come labirinti o luoghi inaspettati.
Le sue carte apparentemente frettolose sono dipinte da un poeta; lasciando alle sbavature la grammatica dell’essenza; alla verità della sua verità perché non si può tradire né il cuore né l’intelletto. Nelle opere vengono a mancare i confini, quei confini dettati dai periodi storici, ma sono mille sfaccettature di un’unica opera.
L’artista si fa accoglienza nel mondo e nutre la sua pittura e la deposita agli occhi dell’universo. L’unicità di Cioli dimora nel pensiero a volte concettuale o espressamente concettuale nell’articolare l’opera stessa generando la sua natura, e affidandosi alla sua genesi al suo crescere e al suo divenire.
I suoi neri assorbono la luce dove frammenti di colore emergono in superficie, ed essa ci appare come seta trasparente che fa intravedere sensuali emozioni. I suoi lavori fatti di “nebbie” sono percorsi da pennellate leggere; evanescenti. Nelle opere in bianco, la Luce è Pura; accecante; o a volte affievolita con l’orizzonte dentro un filo rosso.
Un film di fotogrammi sapienti; segmentati; ma uniti dalla stessa identica fede.
“Come sassi gettati nella corrente di un fiume impetuoso, la vita smussa e modella i nostri spigoli. All’inizio rotoliamo a ogni ondata finchè non veniamo levigati e arrotondati poi ci stabiliamo dove siamo e non ci spostiamo più, mentre il torrente continua a correre impetuoso e l’acqua ci passa sopra”. (Larry Barkdull, La scelta dell’amore, 1997)

“Un mistero svelato” di Tarcisio Fiorani
Luigi Cioli, grande appassionato dell’arte di ogni tempo, ricerca ed esprime nelle sue opere una sintesi tra una pittura ormai rappresentata in ogni sua possibile espressione ed una visione del suo mondo interiore e di ciò che lo circonda.
Nasce così un’astrazione essenziale dentro la quale l’osservatore attento può scoprire la sapienza dello studioso, la passione dell’idealista e la conoscenza tecnica di chi riesce a far sembrare semplici lavori invece complessi ed articolati.
Opere senza tempo dunque, perché espressione dell’animo umano con tutte le sue passioni, paure ed esaltazione che da sempre pervadono l’Essere. Tutto però in forma moderna, essenziale, a volte minimale, altre con il togliere più che mettere.
Attraverso il suo solo segno e colore stupisce il modo con cui catturano chi guarda e lo coinvolgono senza un vero perché: Una magia che crea il desiderio del possedere, un desiderio che non ha spiegazione logica ma che colpisce direttamente l’inconscio.
Il linguaggio pittorico di Luigi Cioli va tradotto ed interpretato come una continua ricerca per scoprire come poter armonizzare silenzi e grida, dolcezza ed aggressività, gioie e tormenti. Ecco dunque in perfetta cadenza profondi graffi e sciabolate alternanti a velature morbide e delicate, dunque sussurri e grida che alla fine, dopo tanto cercare l’artista è riuscito a rappresentare tutte quelle passioni che ciascuno si porta dentro ma che quasi mai si riescono a decifrare con chiarezza.
E’ così svelata la magia, la spiegazione di quella attrazione inconscia frutto di una chiara ed appassionata trasposizione di ciò che il NOSTRO attraverso la Sua opera riesce a rappresentare.
Luigi Cioli vola alto, cerca sia il sublime che il cruento, ma lo fa con discrezione sottovoce quasi in punta di piedi (o di pennello) com’è nella sua natura.
Opere che poi vanno in profondità, oltre il facilmente visibile, oltre l’impatto immediato per catturare poi nel tempo quelle emozioni che travalicano il presente per rimanere impresse dentro come scolpite nella roccia.
Luigi Cioli, è nato a Camerino (Macerata), da una famiglia della vicina Serravalle di Chienti. Da oltre trent’anni risiede a Fabriano (Ancona). L’itinerario dentro l’arte è iniziato con un percorso da autodidatta, arricchito da feconde esperienze di studio tecnico e formale, volte soprattutto ad affinare la “madre di tutte le arti”, il disegno. Significativa, è stata la sua frequentazione della libera scuola d’arte, tenuta a Tolentino (Macerata) dal maestro Roberto di Dionisio. A Fabriano, da molti anni partecipa a numerosi workshop con artisti, organizzati dall’Associazione “InArte”.
Questo dialogo con gli altri artisti, sovente maestri affermati, è stato una costante nel percorso di Cioli, sempre attento al miglioramento e alla sperimentazione di tecniche e linguaggi espressivi. Lo stesso afflato di ricerca, lo ha dedicato allo studio dell’arte antica e contemporanea.
Negli ultimi quindici anni, il percorso espositivo di Cioli si è ampliato. In particolare, le mostre collettive, sono state vissute come occasione di confronto con gli altri artisti. Ha poi scelto di frequentare felici e storiche esperienze culturali, dove nel tempo si è fatto conoscere ed apprezzare: “La Marguttiana” a Macerata; la “Rassegna Salvi” a Sassoferrato; “FabrianoInAcquarello”; “Human Rights?” di Rovereto e altre. Felice, è stata la partecipazione alle mostre, organizzate negli scrigni architettonici ed ambientali dei borghi di Calcata (a cura di Giuseppe Salerno) e nel castello di Salmaregia (a cura di Alberto Orfei). In Italia, le opere di Cioli hanno raggiunto: Arcevia; Campello sul Clitunno; Genova Pegli; Perugia; Piobbico; Recanati; Roma; San Giustino; Terni. All’estero: Cairo; Karachi; Lisbona; Londra; New York; San Paolo; Spa; Taiwan.
L’approccio verso le “personali” è stato meno intenso, quasi centellinato. Una scelta consapevole, che, come accade per molti altri artisti, rispecchia un approccio umile e sensibile alla pratica dell’arte. Luigi Cioli, infatti, vive la “personale” come il momento del dono e del dialogo col suo pubblico, con la serena emozione di chi sa di essere di fronte a un bilancio artistico e interiore.

Con il Patrocinio di Città di Fabriano e Ufficio Diocesano Cultura – Diocesi Fabriano-Matelica
Mostra promossa e organizzata da InArte
Fotografie di Giulio Brega, Fabriano
Grafica di InQuota.it
Per ulteriori informazioni: tel. 347 1640762 luigi.cioli@libero.it


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