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 A spasso per Fabriano

La storia di Fabriano si perde nel tempo, infatti le testimonianze archeologiche dimostrano che quest’area è stata una delle prime ad essere abitata sin dalla preistoria. Tuttavia il primo vero nucleo urbano fu dovuto al convergere della zona delle popolazioni degli antichi Municipi romani di Tuficum e di Attidium e forse, ma solo marginalmente, di Sentinum, spintevi gradualmente, a più ondate ed in un ampio arco di tempo, dalla necessità di sfuggire alle invasioni barbariche abbattutesi a più riprese nei rispettivi territori. Il nucleo originale della città cominciò a delinearsi a partire dall’anno 1000, ma fu nel XIV° secolo che Fabriano ebbe il suo massimo sviluppo economico e sociale, quando grazie alla famiglia dei Chiavelli giunse al rango di Signoria, non è un caso quindi che in questo periodo si sviluppi anche la scuola pittorica fabrianese che ha prodotto artisti come Gentile da Fabriano, Allegretto Nuzio ed Antonio da Fabriano.
Successivamente dopo un breve periodo di sottomissione a Francesco Sforza la città passò sotto il dominio dello Stato Pontificio, che ne sancì una lenta decadenza nei secoli seguenti.Il passaggio dalla chiesa al potere politico rappresentò per Fabriano la connessione con il resto del paese partecipando agli avvenimenti politici e militari che portarono all’unificazione dell’Italia.Nelle due grandi guerre e soprattutto nella resistenza seguita all’8 settembre 1943 la comunità fabrianese ha espresso una rilevante partecipazione ed ha pagato quei tragici periodi con enormi contributi di rovine e di sangue.
Fabriano è stato, nel corso del tempo, un luogo che ha visto fiorire,accanto alle attività agricole,le prime botteghe artigianali,come ad esempio le fabbrerie ,i cui manufatti venivano esportati fuori città;la lavorazione della lana,della pelle,dei calzolai e della carta.Tutte queste attività portarono alla formazione di corporazioni e di arti.In particolare modo,l’arte della carta fece acquistare a Fabriano fin dal XIII secolo il primato in Italia ed in Europa per la lavorazione della carta filigranata,senza dimenticare che ai fabrianesi si attribuiscono l’invenzione della pila idraulica a magli multipli e la tecnica della collatura con gelatina animale;
queste invenzioni perfezionarono sempre più l’arte del fabbricare la carta. Oggi la città ha un carattere prevalentemente industriale con imprese in ogni campo,tra cui primeggiano le storiche cartiere Miliani,le industrie di elettrodomestici Merloni,le industrie produttrici di cappe;nonostante ciò la cultura di Fabriano trova espressione nei monumenti che raccontano il grande momento artistico-culturale vissuto dalla città nel passato.  (scarica la mappa del percorso pedonale in centro storico)

1 - Museo della carta e della filigrana
L’industria della carta è nata praticamente insieme alla città ma sviluppatasi maggiormente nei secoli XIV e XV, e proprio la magia di quei secoli oggi può essere rivissuta nel Museo della Carta e della Filigrana, in cui ci si sente come proiettati indietro nel tempo e si assapora l’arte del fare la carta esattamente come sette secoli fa. A partire dal “lavorente” che con gli stessi sapienti gesti degli artigiani di oltre settecento anni fa mostra quale capacità manuale sia necessaria per produrre un foglio di carta perfetto, alle filigrane in chiaro-scuro, vere e proprie opere d’arte, non solo nella bellezza del prodotto finito, ma anche nella complessa lavorazione di incisione che ne è alla base.Ci si rende conto immediatamente dell’importanza che la carta ha avuto nei secoli, della sapienza dei mastri cartai fabrianesi che sono riusciti a renderla resistente al tempo. Il museo trova la sua naturale collocazione presso l’ex convento di S.Domenico, uno dei più bei complessi monumentali della città, al cui interno, il percorso di visita illustra e ripercorre le principali tappe della storia della carta a Fabriano. Nella struttura museale è possibile seguire l'intero ciclo lavorativo: dall'arrivo e stoccaggio degli stracci in "monte", alla spedizione delle balle di carta finita per centri di consumo italiani ed europei, attraverso i porti di Fano e di Talamone. Materia prima essenziale per la produzione della carta è lo "straccio", che giunge a Fabriano dai vari centri vicini, confezionato in balle serrate con corde di canapa.Al suo interno,inoltre, è stato sviluppato un vero e proprio percorso didattico sulla storia della lavorazione della carta che illustra le fasi di sviluppo di questa arte e dei processi di lavorazione; e sulla possibilità di partecipare ad attività didattiche riguardanti la lavorazione di carte a mano filigranate da parte dei visitatori. E’ possibile ammirare anche preziosi esempi di antiche e moderne filigrane che abbracciano il periodo dal XIII secolo fino ad oggi. Nella sede del Museo della Carta e della Filigrana è stata ricostruita la Gualchiera Medioevale Fabrianese. Essa riprende le tecniche usate dai famosi "Mastri Chartai" che hanno profondamente influito al perfezionamento ed alla diffusione della carta nel mondo. Le visite al museo, di norma, hanno la durata di circa un’ora ed includono anche un audiovisivo sulla storia della carta a Fabriano. (www.museodellacarta.com)

2 - Complesso di S. Domenico
Il complesso è frutto dell’unione di due chiese preesistenti: S.Domenico e S. Lucia dei monaci benedettini.La chiesa e il convento furono beneficiati in particolare dalla famiglia Chiavelli,che nel 1373 vi eressero la cappella gentilizia.La chiesa di S.Lucia Novella,di stile gotico,conserva l’architettura esterna caratterizzata da un elegante abside poligonale dove si scorge lo stemma della famiglia signorile dei Chiavelli. Le cappelle e la sacrestia presentano decorazioni e affreschi di Allegretto di Nuzio.Nel convento(che ospita il museo della carta) troviamo le decorazioni di Antonio da Fabriano.

3 - Chiesa del Sacro Cuore
Esempio di decorazione rococò,fu edificata nel 1710 dalla compagnia del Gesù come sede di un loro collegio;ricostruita totalmente dopo il terremoto del 1741 dall’architetto Francesco Nicoletti.

4 - Chiesa di San Filippo
Ricostruita dopo il terremoto del 1741, la Chiesa era di proprietà della Congregazione dei Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri. Dedicata anticamente ai Santi Giuseppe e Francesco, al suo interno conserva, nell’altare maggiore, una delle maggiori opere di Sebastiano Conca: San Filippo Neri (1762);e altre creazioni di Giovanni Loreti e Giovanni Marchesi. Nella sagrestia sono presenti alcuni affreschi del fabrianese Giuseppe Malatesta e figli.

5 - Loggiato di S. Francesco
E’ la ricostruzione di un portico del ‘400, iniziato da Nicolò V, che si estendeva e si addossava lungo la Chiesa di San Francesco. L’attuale forma con le19 logge fu realizzata alla fine delXVII secolo; successivamente fu congiunto al palazzo comunale.Nel loggiato affiorano i resti del portale appartenente alla chiesa demolita del Poverello d’Assisi, sorta tra il 1291 e il 1398, e un affresco del XIV secolo. Sull’altro lato si snoda il lunghissimo loggiato di San Francesco del’600; la teoria delle sue 19 arcate alte sulla piazza scoscesa, conferisce ad essa un movimento che sottolinea il suo convergere. L ’impianto medioevale, nonostante sia carente di unità stilistica e di spettacolarità , suscita un estremo interesse per gli effetti prospettici.

6 - Oratorio della Carità
Situato di fronte alla facciata dell’ex chiesa di San Francesco, fu iniziato nel 1587, ed è sede della Confraternita della Carità. Di forma rettangolare, con soffitto a capriate, al suo interno vengono conservati quattordici riquadri alternati da paraste e decorati con stucco e dorature. Essi raffigurano affreschi di Filippo Bellini, con soggetti tratti dalla Bibbia e dal Vangelo, incentrati sulle sette “Opere della Misericordia”, un tema assai diffuso durante la Controriforma. L’iconografia fu gestita da Padre Gesualdo, il Generale dei Minori Conventuali. (Clicca qui per vedere la suggestiva foto immersiva dell'Oratorio della Caritò, realizzata da Vincenzo Amarante).

7 - 8 - 9 Chiesa Santi Biagio e Romualdo
Le origini di questa Chiesa affondano nel XIII sec.; fin dall’inizio fu monastero benedettino alle dipendenze di S. Vittore delle Chiuse. Distrutto dopo il terremoto del 1282, fu ricostruita e rinnovata grazie ai camaldolesi, che la aggregarono all’Abbazia di San Salvatore in Valdicastro. Nel 1481, nella cripta, venne trasferito e conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell’Ordine Camaldolese. All’interno è possibile ammirare un pregevole esempio di stile tardo barocco; sono conservati gli stalli lignei del coro e interessanti dipinti ad opera di Pasqualino Rossi e l’organo di Gaetano Callido. Interessante è il chiostro di stile rinascimentale realizzato nel XVI secolo.

10 - Chiesa di Sant’Onofrio o Scala Santa
La Chiesa di S. Onofrio sorse con l’annesso monastero su quella francescana di San Girolamo, risalente al 1407. Nel 1478, restaurata dalla nobildonna fabrianese Anna Silvestri Flori, fu intitolata a S. Onofrio. Al suo interno si possono ammirare pregevoli opere lignee; un crocefisso di fine 300 di scuola tedesca, che colpisce per la straordinaria intensità e nel contempo per il crudo realismo con cui è stato eseguito; una Ecce Home quattrocentesca ed un affresco del scolo XV attribuito al maestro di Staffolo, al culmine della Scala Santa. Nella Chiesa, nel 1913, vi fu collocata la Scala Santa, che, secondo la tradizione, comprende alcuni frammenti dei gradini della Scala Santa di Roma, ottenuti, nel 1769 con speciale concessione del papa Clemente XIV, da Padre Innocenzo Bontempi per la Chiesa di S. Francesco. Demolita quest’ultima nel 1913, la Scala fu ricostruita nella Chiesa di Sant’Onofrio

11 - Chiesa di S. Agostino
Il magnifico portale di S.AgostinoDi origine medioevale, il complesso, di vaste dimensioni, fu bellamente decorato come ancora testimoniano gli affreschi che ornavano il refettorio del monastero,oggi custoditi in Pinacoteca. Particolarmente importanti le due cappelle gotiche decorate con affreschi di scuola fabrianese e riminese del XIV secolo,cui si accede attraverso due porticine ricavate nel coro, che rispettano i temi delle chiese agostiniane.Nel chiostro si conserva l’oratorio dei Beati Becchetti, che conserva un interesse Lignu Vitae, dipinto dall’importante pittore tardogotico Lorenzo Salimbeni da San Severino Marche ( inizi XV secolo).

12 - Chiesa di S. Caterina
Eretta da Guido Chiavelli per dare un asilo più sicuro all’eremita benedettino silvestrino si aggregò,nel 1397,alla Congregazione degli Olivetani,il cui stemma dell’ordine è visibile sia all’ interno che all’esterno della chiesa.In essa ebbero sepoltura Guido e Chiavello Chiavelli signori di Fabriano. Nel tempo il grande complesso subì profonde ristrutturazioni, venne dissacrato e spogliato di molti beni; ritornerà a vivere nel1823 con l’ingresso dei Frati Minori francescani, tuttora presenti ed operanti, anche se il luogo dovette subire un altro periodo di crisi per la soppressione governativa italiana di Lorenzo Valerio. Nel tempio sono custoditi, inoltre: una interessante preziosa copia della Sacra Sindone; un Crocifisso ligneo policromo scolpito da Fra Innocenzo da Petraia,ritenuto miracoloso; un ciboro finemente intagliata del sec.XVII; la riproduzione della Grotta e dell’apparizione della Vergine.

13 - Collegiata di S. Nicolò
Fondata dai Benedettini nella seconda metà del XII secolo, la chiesa collegiata fu ricostruita a partire dal 1630 su disegno del pisano Michele Buti. Insieme alla Cattedrale,la chiesa vanta la più ricca e importante collezione di tele manieriste e barocche,e un elegante chiostro barocco. All’interno della chiesa vengono conservate importanti opere tra cui il S. Michele Arcangelo eseguito da Guercino, la morte di Sant’Anna dipinta da Giacinto Brandi; il San Giovanni Battista di Andrea Sacchi, nonché le tele di Gregorio Preti dedicate ad alcuni episodi della vita di San Nicolò. Luogo di sepoltura di Allegretto Nuzi, di cui rimane un affresco raffigurante il Cristo Crocifisso tra due angeli, l’unico testo pittorico risalente alla fabbrica medievale.

14 - Edicola Mariana di Ottaviano Nelli
Appartiene alla ex Chiesa di Santa Maria in Piangato (XIII sec.) ed espone l’affresco raffigurante la Maestà, San Bartolomeo e San Filippo Benizi, prima attività di Ottaviano Nelli (XV sec.), attivo più avanti anche per l’Oratorio dei Beati Becchetti di Sant’Agostino in cui realizzò il cassone funerario con i quattro miracoli del beato Pietro Becchetti. All’ interno della Chiesa , trasformata in San Francesco di Paola e sconsacrata nel 1922, si trovava l’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, Sant’Antonio Abate, San Giacomo e il committente di Antonio da Fabriano, Bartolomeo Agostini (Pinacoteca).


15 - Museo farmacia Mazzolini Giuseppucci
Ubicato lungo il corso della Repubblica il museo è dedicato ad una delle farmacie storiche più importanti in Italia. Gli straordinari arredi lignei realizzati nel1896 dal perugino Adolfo Ricci, raffigurano i più grandi scienziati e le più grandi scoperte del XIX secolo.Al suo interno conserva la collezione originale di porcellane di manifattura Ginori e vetri, interamente conservata ed esposta. Esso è anche centro di numerose attività didattiche legate alla divulgazione della storia della scienza.

16 - L'imponente Palazzo del Podesta' e la Fontana Sturinalto (XIII sec.)Palazzo del Podestà
Monumento di forte suggestione, è definito uno dei più alti esempi di stile gotico nelle Marche. S’innalza sopra un ardito arco a sesto acuto( alto 11,70mt- largo9,75mt-lungo15,60mt) sotto il quale sono appena percettibili frammenti di pittura(risalenti al 1325) di tal Ventura di Francesco. Da rilevare la merlatura ghibellina aggiuntavi più che per richiamo alla possibile primitiva merlatura, solo per gusto estetico durante la ristrutturazione operata dall’architetto Icilio Bocci tra il 1911 ed il1922. Lo splendido edificio pubblico ha una sua peculiarità tipologica “a ponte”, in ricordo della colmata dell’antico fiume cittadino, che scorreva sotto di esso, e dell’unificazione dei quattro quartieri cittadini. Eretto nel 1255, interamente in pietra bianca di Vallemontagnana, modificato più volte, e costituito di tre corpi di fabbrica dei quali, quello centrale, presenta il caratteristico voltone ogivale di sottopasso della strada e le eleganti trifore. Al di sotto dell’arcone restano interessanti affreschi ( sec.XIII-XIV ) che rappresentano scene di guerrieri in battaglia e una enigmatica ruota della fortuna mossa da una figura femminile. Lungo il suo ampio corridoio è allestita una galleria d’arte permanente, che raccoglie la riproduzione fotografica, in grandezza naturale, di tutte le opere del Gentile.
(Clicca qui per vedere l'immagine immersiva della piazza a cura di Vincenzo Amarante)

17 - Fontana Sturinalto
Nella Piazza Centrale ( Platea Magna), centro politico e civile della città fin dalle sue origine, è possibile ammirare la Fontana Sturinalto, un vero gioiello incastonato in una degna cornice, a base ottagonale costruito in tre bacini digradanti, uno dei quali, il superiore, è di bronzo di Corinto. Risale, nella forma attuale, al secolo XIII. La fontana fu commissionata a Jacopo di Grondalo nel 1285, che prese lo spunto dall’architetto che aveva progettato la fontana maggiore di Perugina, costruita dai fratelli Nicola e Giovanni Pisano (1277/78) sotto la direzione del monaco silvestrino Fra’ Bevignate. Non a caso la fontana fabrianese, cosiddetta “Sturinalto”, è una copia di minori dimensioni ma di grande eleganza, della straordinaria fontana umbra.

18 - Palazzo del Comune
Già sede della signoria dei Chiavelli, affonda le radici nel secolo XIV. Le uniche tracce della primitiva struttura, sono visibili nel piano terra degli ex uffici della polizia urbana. Prima del sisma, nella sala consiliare si poteva ammirare una bella copia dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, eseguita da Umberto Giugni. Questo palazo conserva l’angrone voltato a crociera nel XIV secolo e, nel cortile, il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tifico), Sentinum (Sassoferrato). Di fronte il
Palazzo Vescovile, antica residenza dei Priori della città. Fu distrutto dal crollo della torre e successivamente ricostruito, determinando il trasferimento della sede della Magistratura nell’attuale palazzo del Comune. Dal 1729 è la sede del Vescovado. La facciata, di carattere seicentesco, è affiancata dalla Torre dell’Orologio ed è composta da un portico a sette arcate, i cui due piani superiori sono ripartiti da lesene in corrispondenza dei pilastri sottostanti. Resta ancora qualche traccia sulla facciata laterale (con archi a sesto acuto) e su quella rivolta alla piazza della Cattedrale. sul restro della sede comunale il Teatro Gentile
(clicca qui per vedere la suggestiva immagine immersiva realizzata da Vincenzo Amarante).
E’ uno dei migliori teatri storici della regione,soprattutto per le sue dimensioni e la sua acustica. Il primo teatro stabile di Fabriano venne costruito e inaugurato il giorno di San Giovanni del 1692 all’interno del Palazzo Comunale, ma un incendio lo distrusse nel 1863. il nuovo teatro cittadino fu inaugurato nel maggio 1884 con la rappresentazione dell’ Aida ed intitolata a Gentile da Fabriano. L’edificio a pianta rettangolare presentava una forma a ferro di cavallo caratterizzata da quattro ordini di palco e il loggione balconato. All’interno della sala il sipario è stato dipinto da Luigi Serra ed è dedicato al Gentile ed ai grandi artisti ed umanisti del rinascimento. Nel 1997 la Compagnia della Rancia di Tolentino è stata riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri assumendo il nome La Compagnia del Gentile.

19 - Ex ospedale di S. Maria del Buon Gesù - Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli”
Lo Spedale di S.Maria del Buon Gesu'Lo stupendo complesso edilizio venne eretto a partire dal 1456 per riunire le varie strutture ospedaliere, allora presenti in città, in un unico edificio. Questo intervento venne sollecitato e promosso anche dal celebre beato Giacomo della Marca; in quell’anno l’osservante,infatti,era presente in città per una delle sue consuete predicazioni intineranti.Sorta davanti alla cattedrale, la struttura fu poi utilizzata, come befrotrofio femminile ed ancora come istituto psicopedagogico, fino al 1983, quando fu acquistato dal comune.La facciata originaria è caratterizzata da un portico a voltato a crociera, con cinque arcate a sesto acuto di diversa ampiezza, poggianti sui pilastri cruciformi. Sopra ogni arcata si apre una finestra bifora ad archetti trilobati poggianti su una colonnina, ed inscritti entro un arco a tutto sesto. Tra le bifore è poi visibile un edicola dipinta inizialmente con una Madonna col Bambino, poi ricostruita perché danneggiata da una bomba caduta nel 1945. Sotto il portico sono visibili una lunetta e due edicole affrescate. All’interno dell’oratorio è conservato lo stendardo raffigurante la Madonna del Buon Gesù dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo. Lo stendardo è venerato dal 1496 come miracoloso, in occasione di una terribile carestia dal quale liberò Fabriano. L’edificio è stato completamente ristrutturato agli inizi degli anni’90 su progetto dell’architetto Bruno Rossi per accogliervi le opere della Pinacoteca.
La Pinacoteca Civica “Bruno Molatoli” onora molto la città di Fabriano. I capolavori che vi sono esposti parlano ai fabrianesi, che vi si specchiano come nelle proprie ascendenze di civiltà; ha accompagnato, attraverso le stupende opere d’arte ivi contenute, la vita della comunità fin dai primi mesi dell’Unità d’Italia, testimoniando lungo questi decenni i valori della cultura plastica e figurativa espressi nella nostra città nel Medioevo e nell’era moderna. La Pinacoteca conserva una ricca serie di opere che fanno capo a due personalità entrambe anonime e assai diverse fra loro: il Maestro dei Magi di Fabriano e il Maestro dei Beati Becchetti. Il primo attivo nella seconda metà del trecento mostra notevoli affinità, specie nella quieta eleganza delle forme plastiche e nel gusto decorativo della ornamentazione policroma con l’arte di Allegretto Nuzi, mentre il secondo, autore del gruppo di opere realizzate per l’Oratorio del Santo Sepolcro, fondato nel 1393 da Beati Pietro e Giovanni Becchetti, ha una personalità più aspra e drammatica, caratterizzata da forme dure e impietrite, simili alle scalmanature di una colonna dorica. Completano infine, come si è detto, il ricco materiale esposto in Pinacoteca, oltre ai vari oggetti di artigianato e delle cosiddette arti minori, la serie di arazzi fiamminghi del XVI e XVII sec. che per la qualità ed il numero è una delle più importanti collezioni del genere esistenti in Italia. Il visitatore della Pinacoteca potrà agevolmente seguire la vicenda espressiva e quasi ossessionante invasione nelle tavole del fabrianese dei motivi piattamente, anche se lussuosamente fondamentali, a scapito delle espressioni plastiche. (Clicca qui per vedere la suggestiva immagine immersiva realizzata da Vincenzo Amarante)

20 - Cattedrale di S. Venanzio
Chiesa matrice di Fabriano fondata nell’Alto Medioevo. Nel 1253 il vescovo di Camerino, Guglielmo,alla cui diocesi apparteneva Fabriano, ha trasportato il fonte battesimale da Attiggio alla Chiesa di San Venanzio, accrescendone l’importanza anche sul territorio circostante.Verso il’300 la chiesa fu ampliata acquistando forme gotiche ormai scomparse, testimoniate dall’esterno dell’abside e dagli affreschi di Allegretto Nuzi dedicati alle storie di San Lorenzo.La nuova chiesa, consacrata nel 1663, divenne poi cattedrale nel 1728, quando Fabriano fu eretta sede di Diocesi acquistando il titolo di città. La cattedrale è un importante “museo” di dipinti manieristi e barocchi. Tra le opere più importanti si ricordano le tele di Gregorio Preti, di Salvator Rosa, Giovan Francesco Guerrieri, Giuseppe Puglia, ed altri ancora. Il celebre pittore caravaggesco Orazio Gentileschi è l’autore delle preziose storie della Passione e della Crocifissione su tela risalenti intorno al 1620.
(Clicca qui per vedere la suggestiva immagine immersiva realizzata da Vincenzo Amarante)

21 - Chiesa di S. Benedetto
Notevole monumento dal ricco interno barocco ampio e luminoso, è a navata unica, decorata da pregevoli stucchi e affreschi. Fondata nel 1244 dai Silvestrini e ampliata nel corso degli anni fu poi ricostruita alla fine del ’500, del restante edificio di impianto gotico si possono trovare degli elementi murati sul fianco della Chiesa. All’interno si conservano una scultura in pietra di Martino da Cingoli (fine XIII secolo) raffigurante il Beato Giovanni dal Bastone. Gli stalli lignei del coro, in origine in Cattedrale, sono una preziosa testimonianza d’intaglio fiorentino di epoca tardogotica. Preziose le testimonianze figurative databili tra ‘500 e ‘700 con opere di Simone de Magistris, Orazio Gentileschi, Pasqualino Rossi, Giacinto Brandi, Francesco Vanni e altri.

22 - Oratorio del Gonfalone
Oratorio del Gonfalone (interno)Una compagnia della Vergine esisteva nella Chiesa di San benedetto fin dalla metà del’500 e nel 1586 fu aggregata all’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma. Nel 1610 furono acquistate e demolite più casette nell’angolo esterno della piazza verso la contrada Portella, iniziando la costruzione di un Oratorio che fu portato a compimento solo nel 1636. L’edificio è una modesta sala rettangolare che poggia sulla volta di un sotterraneo, senza l’ombra di pretesa architettonica; le mura esterne, semplici e rozze,non ebbero alcun abbellimento neanche quando nel1645 ne fu trasportato l’ingresso dal lato destro, dove si può osservare ancora la traccia, alla facciata anteriore. Una sua preziosità è il soffitto in legno a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino condotto a termine nel1643 ad opera dello scultore francese Leonardo Scaglia;sulle pareti il ciclo di tele è dedicato alla vita della Vergine realizzate da Francesco Bastari. L’Annunciazione dell’altare fu eseguita a Roma dall’urbinate Viviani, su commissione dello scienziato e poeta fabrianese Francesco Stellati. L’opera del Gonfalone fu realizzata con le severe bancate corali in noce lavorate dagli operai locali i fratelli Ungherini che ne diedero l’asseto definitivo.

23 - Portico dei Vasari
In piazza Garibaldi (Platea Mercati), antica sede delle attività industriali e di commercio,troviamo il Portico dei Vasari,unico esempio rimasto della fiancheggiata di portici, della metà dell’Ottocento, che caratterizzava la piazza. Il Portico, parte di un antico ospedale situato nella piazza del mercato, conserva sulla facciata emblemi in pietra dell’Arte dei Calzolai e un affresco di un allievo di Allegretto Nuzi, databile all’ultimo quarto del ‘300, raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Venanzio.

25 - Chiesa di S. Maria Maddalena
Sorge fuori della cinta muraria, nel luogo dove esisteva, nel ‘300, un ospedale. Dal 1557 la chiesetta divenne sede dell’Università dei Cartari, posta sotto la protezione della Santa. Al suo interno si conservano importanti opere d’arte: gli affreschi del Maestro di Campodonico, tra cui la splendida Annunciazione; il San Giovanni Evangelista, affresco giovanile di Allegretto Nuzi, allievo del maestro di Campodonico. Sull’altare maggiore si può ammirare la Maddalena Penitente, capolavoro di Orazio Gentileschi.

 

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