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 Pievi Abbazie e Monasteri > Antica via tra Marche e Umbria

L’itinerario si sviluppa per circa 57 km dalla città di Nocera Umbra fino ai dintorni di Fiuminata, attraversando l’Appennino al Passo del Cornello(813 m): le strade, suggestive benchè tortuose, sono percorribili in auto. Le due città erano collegate anche in età romana da una strada che partiva dalla Flaminia e giungeva fino ad Ancona. Da segnalare la presenza di diverse località di interesse archeologico così come è rilevante anche la presenza di rocche e castelli.

Scarica qui il il pdf dell'intero percorso

Nocera Umbra

Nocera Umbra (PG)Le prime testimonianze risalgono al neolitico e all’età del bronzo, ma è solo a partire dall’età del ferro che questo territorio risulta abitato con una certa continuità: del centro degli antichi umbri, è noto anche il nome Nuvkri (nuova arx) e la collocazione probabilmente è da individuarsi nel borgo medievale. Della Nuceria romana, sorta lungo la via Flaminia, si conoscono invece due centri, quello dei Camellani e quello dei Favonienses, oltre all’appartenenza alla VI regio augustea. Diocesi nel V secolo, subisce l’occupazione da parte dei longobardi a partire dal 571, divenendo nel IX secolo, contea del Ducato di Spoleto: le necropoli che risalgono a questo periodo hanno restituito materiali di notevole interesse, che attualmente sono esposti a Roma presso il Museo dell’Alto Medioevo. Divenuta libero comune nel 1160, e sottomessasi a Perugia nel 1202, viene devastata dall’esercito di Federico II nel 1248: dal 1392 al 1439 è sotto la giurisdizione dei Trinci di Foligno, per poi entrare nell’orbita della Chiesa. A partire dal XVI secolo vengono sfruttate le acque surgive di cui Nocera è ricca, e soprattutto quelle in località Bagni: il primo stabilimento termale risale al 1611. Nel 1860 entra a far parte dello Stato Italiano; la storia degli ultimi anni di Nocera, è nota soprattutto per il sisma del 1997, che ha causato ingenti danni al centro storico e alla città, la cui ricostruzione è in fase di ultimazione.

Laverino: pieve di S. Maria
Citata per la prima volta nel 1333 e 1334 come pieve, non rimane documentazione del suo fonte battesimale: nell’edificio attuale si riconoscono chiaramente più fasi costruttive ed internamente presenta diversi affreschi per lo più raffiguranti soggetti mariani, datati al 1406; inoltre contiene una notevole tavola dipinta risalente al XVI secolo raffigurante la Vergine, S. Antonio Abate e S. Lucia. Questa tavola, inizialmente attribuita a Simone de Magistris è stata successivamente ricondotta all’opera del pittore camerte Camillo Bagazzotti (1536-1601) e fatta risalire alla fine del ’500.

Fiuminata
Il territorio presenta testimonianze di insediamenti già dall’età del Bronzo, ma le più significative sono quelle di età romana: il cippo miliario dell’età di Vespasiano, e la citazione nelle fonti itinerarie della statio ad Dubios, stazione di posta collocabile nella valle del Frate. Qui è inoltre documentata nel 1246 la pieve di S. Maria ad Dubios, poi scomparsa. In età longobarda Fiuminata ricade sotto la giurisdizione di Nocera Umbra, e dunque del Ducato di Spoleto, e il primo documento scritto risale al 1179.
Sono numerose le rocche afferenti al comune, autonome fino al 1283, anno in cui i diritti vengono ceduti al comune di Camerino, a causa dei danni provocati dal terremoto del 1279. Successivamente sono documentati due comuni, il Castrum Sancti Johannis, ovvero Fiuminata - Castello, ed il Castrum Podii Surifae, Poggio Sorifa, di cui si conservano gli Statuti del XVI secolo: nel 1545 il territorio entra nell’orbita dello Stato Pontificio, ma i due comuni vengono riuniti solo nel 1816. Nel 1872 la sede comunale viene trasferita da Castello a Massa.

Spindoli: la Rocca
Fondata nell’XI secolo viene citata per la prima volta in un documento del secolo XIV. Successivamente diviene proprietà dei Varano di Camerino: abbandonata nel XVI secolo, viene gran parte reimpiegata nel paese a valle. Oggi sono ancora visibili, parte del palatium, una torre e resti delle mura.

Salmaregia
Costruito dai Conti di Nocera intorno al Mille con la funzione di baluardo al confine con la Marca di Ancona: si conservano il torrione ed alcuni edifici.

Campottone: eremo La Romitella
La chiesa è stata ristrutturata in seguito al sisma del 1997 ed è visitabile su richiesta. Fondata nel 1313, e probabilmente finita di costruire nel 1322, viene inizialmente intitolata a S. Michele Arcangelo. Conteneva degli affreschi andati distrutti già nel XVI secolo. L’edificio è situato in un contesto naturalistico molto suggestivo, oltre ad essere dotata al suo esterno di un’area attrezzata per pic-nic.

Campodonico: abbazia di S. Biagio in Caprile Abbazia di San Biagio in Caprile a Campodonico
L’abbazia, inizialmente intitolata a S. Benedetto, viene fondata dai Conti di Nocera e Gualdo. Il primo documento certo risale al 1060, quando passa sotto la giurisdizione di S. Maria d’Appennino, che vi insedia la prima comunità monastica. È intorno alla metà del XIII secolo che l’abbazia di S. Benedetto acquista essa stessa potere e possedimenti, e viene rinominata S. Biagio in Caprile poco più tardi: la prima menzione è del 1263. Intorno al 1346 viene realizzata la sua decorazione interna, ad opera del Maestro di Campodonico, i cui affreschi sono stati asportati ed esposti alla Galleria Nazionale di Urbino. Distrutta da un incendio nel 1443, viene annessa alla Congregazione Silvestrina, sotto la cui pertinenza rimane fino alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi nel 1810. Situata in una piccola valle molto suggestiva e incontaminata, dell’abbazia antica si conservano in parte la chiesa e l’impianto, la cui forma quasi quadrata ne denuncia il ruolo di fortificazione: la struttura risulta molto essenziale, nel più rigoroso ideale benedettino. Completamente ristrutturato dopo il sisma, il complesso attualmente ospita un ostello della gioventù, ed è sede di numerose attività laboratoriali a carattere sociale.

Le tipicità

Il fagiolo di Laverino e il fagiolo Ciabattoni
Sono due le varietà di fagiolo recentemente recuperate che tradizionalmente venivano coltivate nel territorio di Fiuminata, frazione Laverino. Sono a crescita indeterminata per cui necessitano di tutori (frasca). Il Laverino si presenta di piccole dimensioni, il seme pesa 0,25 gr, il Ciabattoni pesa 0,93 gr: sono fagioli dolci e gustosi, di buona sapidità.

La crescia fogliata di Fiuminata
Dolce già conosciuto fin dall’Alto Medioevo, ben codificato nelle frazioni Pontile e Castello. La ricetta originale prevede l’arrotolamento di una sfoglia sottile farcita con i seguenti ingredienti: mele, cannella, uva appassita, zucchero, semi di anice. Attualmente alcuni produttori arricchiscono la farcitura con frutta secca e liquori.

Il pecorino stagionato in botte
Questa produzione particolare si ottiene, ma non elusivamente, nei territori dei comuni di Valtopina e Nocera Umbra. Il latte ovino in purezza viene riscaldato a 70° con aggiunta di caglio naturale ed erbe aromatiche quali timo, tarassaco, issopo. Le forme ottenute vengono stagionate per un periodo di tre o quattro mesi in celle frigorifere. Quando iniziano ad apparire le prime muffe le forme vengono trasferite nelle botti per per un tempo variabile tra i 45 ed i 60 giorni.

Il tartufo nero pregiato (tuber Melanosporum)
Le caratteristiche geologiche e climatolologiche del territorio di Nocera Umbra e Valtopina determinano la produzione e la raccolta di tartufi neri dotati di caratteristiche organolettiche eccellenti che possono essere degustati freschi per tutto il periodo invernale.

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