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 Pievi Abbazie e Monasteri > Le vie dello spirito

L’itinerario si sviluppa per circa 40 km da Fonte Avellana al comune di Scheggia e Pascelupo:
le strade a bassissimo impatto di traffico, attraversano la dorsale umbro-marchigiana entro gole rocciose e scoscesi versanti montuosi, che creano atmosfere rarefatte e scenari di rara bellezza. Oltre a tali paesaggi incontaminati,
il percorso tocca alcuni siti tra i più importanti per quanto riguarda la spiritualità e l’edilizia sacra tra Marche e Umbria.

Monastero della Santa Croce di Fonte Avellana
Incastonato in una piccola vallata alle pendici del Monte Catria, il monastero è immerso in un contesto naturalistico che dona un’atmosfera sospesa nel tempo. Il luogo scelto per l’eremo, si trova vicino ad una sorgente ed è ricco di alberi di nocciolo, da cui deriva il toponimo di “avellana”. I primi eremiti di origine eugubina, probabilmente si insediano già nel X secolo, ispirandosi alla predicazione di S. Romualdo, molto attivo nel territorio, dove fonda alcune abbazie, la più vicina delle quali è quella di Sitria. Il nucleo originario del monastero è comunque da attribuirsi a S. Pier Damiani, arrivato a Fonte Avellana nel 1035. A lui si devono la biografia di S. Romualdo e una Regula vitae eremiticae, in cui sostiene un ideale di eremitismo molto rigoroso e quasi autonomo rispetto alla vita cenobitica. Fondatore della Congregazione degli avellaniti, promuove il ruolo spirituale e culturale del monastero rendendolo celebre fino ai nostri giorni. Lo stesso Dante, che probabilmente lo visitò, ne parla nella sua Commedia. Alla notorietà si accompagna anche un grande prestigio socio-economico. nel 1325 diviene abbazia, ma sul finire dello stesso secolo viene ceduto in commenda, ed inizia il suo declino fino al 1700; nel XIX secolo subisce le soppressioni napoleonica e italiana. Alle celle dei primi eremiti, probabilmente di tipo capannicolo, si sostituiscono a partire dall’XI secolo le strutture edilizie in pietra: la chiesa con la cripta, il chiostro, la sala capitolare, lo scriptorium, le celle, la foresteria e la biblioteca. Papa Giulio II, commendatario del monastero, amplia il complesso, facendo raddoppiare il numero delle celle, alzare il piano di calpestio, e realizzare finestre lungo le murature. Tra i vari ambienti è sicuramente lo scriptorium, quello che colpisce più l’attenzione, sia per la bellezza, sia per la rarità. Il ricco patrimonio librario oggi è conservato in gran parte nella Biblioteca Apostolica Vaticana, mentre a Fonte Avellana rimangono undici manoscritti.

Scheggia-Pascelupo: badia di S. Maria di SitriaIsola Fossara: badia di S. Maria di Sitria
Collocata in uno splendido scenario naturale, la Badia di Sitria, rappresenta anch’essa un esempio di architettura romanica di grande interesse. La fondazione romualdina è del 1014, quando il santo ravennate costruì qui alcune celle molto rudimentali in pietra e legname. L’edificazione del monastero risale invece al 1018-1020: qui sono state ospitate alcune tra le personalità più importanti dell’ordine camaldolese, tra cui lo stesso S. Pier Damiani, priore di Fonte Avellana e grande intellettuale. Lo stesso S. Romualdo vi ha soggiornato per circa sette anni. Il cenobio diviene importante e acquisisce possedimenti, fino ad essere però ceduto in commenda nel 1451 da papa Nicolò V. I beni di Sitria, nel 1836 vengono incamerati da Gregorio XVI ed assegnati a Fonte Avellana. La struttura, semplice e rigorosa è composta da due corpi di fabbrica, di cui uno è quello della chiesa, e l’altro è ciò che rimane del cenobio.

Perticano: abbazia di S. Emiliano e S. Bartolomeo in Congiuntoli
L’abbazia benedettina sorge alla confluenza del Rio Freddo con il Sentino, e probabilmente per questo motivo prende anche la denominazione di Congiuntoli. E’ una splendida e solenne costruzione dalle forme romanico-gotiche. La fondazione rimane piuttosto incerta. Probabilmente esisteva già nell’XI secolo, e molti presumono che il primo nucleo sia stato edificato poco prima del 1000. Con il tempo l’abbazia acquisisce beni e proprietà, anche grazie ad alcune donazioni, tali da garantire un certo benessere. La decadenza inizia come quasi sempre accade con la pratica della commenda. Alle pareti si conservano tracce di affreschi ormai illegibili a causa delle intemperie; il grande affresco situato alle spalle dell’altare maggiore e staccato nel 1907, si trova ora nella Pinacoteca Civica di Fabriano e riproduce una Madonna in trono con Bambino, S. Emiliano e S. Caterina d’Alessandria. Opera del Maestro di S. Emiliano, costituisce un bellissimo esempio di scuola umbro-marchigiana, degli inizi del Trecento, e dimostra come le novità giottesche siano state assimilate in quest’area anche grazie alla mediazione dei maestri riminesi.

Pascelupo: eremo di S. Girolamo
Il castello di Pascelupo, ad impianto circolare viene fondato nel XIII come presidio, utilizzato prima dal comune di Gubbio, e poi da Urbino, sotto la cui giurisdizione entra nel 1396. Dopo essere stato annesso allo Stato Pontificio nel XV secolo, entra a far parte dello Stato Italiano. Nei pressi sorge il suggestivo eremo di S. Girolamo. Noto anche come eremo di Monte Cucco, è monastero di clausura in cui i monaci sono tornati a vivere l’esperienza eremitica.
Abbarbicato su uno sperone roccioso a strapiombo sulla piccola valle del Rio Freddo, l’eremo sorge sul versante orientale del massiccio di Monte Cucco, immerso in una natura selvaggia e incontaminata. E’ un monastero di carattere rupestre, che offre uno spaccato della storia e della spiritualità di questo territorio che nel Medioevo è stato prediletto da eremiti ed asceti, sia per la conformazione del paesaggio, che rendeva solitari e talvolta inaccessibili i luoghi prescelti per la meditazione, sia per l’abbondanza di risorse naturali. L’eremo viene fondato nell’XI secolo, ma al 1521 risale l’atto giuridico di fondazione da parte del Beato Paolo Giustiniani della Congregazione Camaldolese di Monte Corona, congregazione alla quale si deve la riapertura del monastero nel 1992, in seguito ai restauri iniziati circa un decennio prima.

Le tipicità

Pecorino di montagna
Tante tipologie di saporiti formaggi prodotti con latte ovino possono esaudire i vostri succulenti desideri. Pecorini freschi e stagionati derivati da latte crudo, conciati con foglie di noce e di castagno, affinati in botte. Sono prodotti anche formaggi vaccini da consumare freschi, come le cosiddette formette, che sono una specialità tradizionale reperibile in tutto il territorio umbro.

Patata di Campitello
Rinomata patata dalla buccia rossa e polpa soda, particolarmente indicata per preparare gli gnocchi; viene coltivata sugli altopiani e all’interno delle conche intermontane. Pochi rimangono i produttori ed è reperibile solo in piccole quantità.

Funghi
Gli incontaminati habitat del parco del Monte Cucco regalano meravigliosi funghi spontanei in ogni stagione micologica.

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