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 Le Terre del Gentile > L'Alta Valle dell'Esino > Matelica
Nel comprensorio di Matelica, le prime tracce d’insediamento umano risalgono alla preistoria, ma la città vera e propria sorge soltanto con la nascita del Municipium ( I secolo d.C.), assumendo così un ruolo significativo nella geografia del potere romano. Dopo la distruzione da parte dei Longobardi, la città venne ricostruita riuscendo a liberarsi dalla Signoria degli Ottoni, di origine germanica, feudatari nominati dall’imperatore. Alla fine del 1300 i Conti Ottoni ottennero dal papa il vicariato sulla città, riuscendo a mantenerlo, seppur tra mille difficoltà, fino al 1578. In questo periodo fiorirono arti ed industrie in particolare la lavorazione dei pannilani.Gli opifici vennero costruiti tutti lungo il fiume Esino, al di fuori del centro abitato, tanto da contare ben 110 lanifici. Il centro storico della città venne ridisegnato e vennero costruiti anche diversi complessi religiosi. Bisogna aspettare la metà del 1900 per vedere rifiorire l’economia matelicese anche grazie alla presenza di Enrico Mattei, presidente dell’Agip e fondatore dell’Eni, che favorì la nascita di importanti aziende tessili e calzaturiere. La storia di questa città può incominciare dalla piazza, intitolata ad Enrico Mattei, dove svetta una bella fontana bianca, la  “Fontana dei Delfini”; il Palazzo del Governo risalente al 1721 opera dell’architetto Benincasa di Firenze; il Palazzo Ottoni; il Palazzo Comunale, sede della municipalità matelicese. Nel 1985 ci fu una scoperta sbalorditiva, fu trovata una sfera di marmo Greco cristallino del diametro di circa 30 cm paragonabile ad una sfera magica sulla quale sono incise linee, archi, cerchi concentrici, lettere e parole dell’alfabeto greco in grado di indicare: le ore del giorno dal sorgere del sole; il calendario;le date dei Solstizi e degli Equinozi;l’entrata del sole nelle varie costellazioni dello zodiaco;la durata del giorno e della notte nelle varie epoche dell’anno. Si può affermare che il Globo di Matelica è un esemplare unico al mondo.
Il Museo Piersanti, costruito dalla famiglia Pellegrini verso la fine del 400, ed estintasi, ha acquisito il nome della famiglia Piersanti che lo acquistò nel 1728. Il museo ospita in gran parte la collezione privata di oggetti d’arte, di arredi e di reperti archeologici ,di Monsignor Filippo Piersanti, Prefetto delle cerimonie pontificie per oltre mezzo secolo; con il passare degli anni la raccolta si arricchì anche di opere provenienti da chiese demolite, da confraternite e dalla cattedrale. Da segnalare è la preziosa e singolare raccolta delle reliquie.
Il Museo Archeologico è ospitato all’interno del Palazzo Finaguerra ed espone i reperti della civiltà picena scoperta nel territorio; di grande interesse anche i materiali di epoca romana e i manufatti in ceramica medioevale e rinascimentale. Teatro PiermariniUno dei cento teatri delle Marche che prende il nome dal suo progettista, l’architetto folignate Piermarini, che lo progettò nella seconda metà del 700; esso è un importante punto di riferimento culturale per la città.
Cattedrale di S.Maria Assunta. Dominata dalla torre campanaria, alta 32 metri e situata al centro della facciata. L’edificio, più volte restaurato nel corso dei secoli, presenta al suo interno alcuni pregevoli arredi lignei e due cappelle barocche dedicate alla Madonna di Loreto e a S. Biagio. La Chiesa di San Francesco merita una visita poiché è una vera galleria d’arte ed ospita eccellenti opere. Fu costruita nel 1268 in forme gotiche ma la grande navata attuale rispecchia fedelmente il gusto leggero barocco della prima metà del 700, suggestiva per grandiosità e numero di opere d’arte, come i confessionali in noce. Particolarmente ricche sono, anche, le cappelle laterali.
La Beata Mattia è indubbiamente uno dei vanti più sentiti e forti di Matelica. Nata nel 1253 dalla nobile famiglia Nazareni contro il volere della famiglia entrò a soli diciassette anni nel Monastero della Clarisse di S. Maria Maddalena che, dalla sua morte, venne chiamato Beata Mattia. L’urna che contiene il suo corpo, opera di Domenico Piani i più grande orafo del settecento, è collocata nelle Chiesa del monastero di cui la beata fu badessa per ben quarant’anni
Enoteca comunale, invece, rappresenta una vera e propria vetrina sulle produzioni matelicesi in ambito eno-gastronomico; inoltre ospita anche il Centro di Analisi Sensoriale, all’ avanguardia per analisi sensoriali autonome di qualsiasi prodotto.

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